UN'AGENDA PER CAMBIARE LA SCUOLA: IL FARE SCUOLA

“Per poter cambiare la scuola occorre per prima cosa un esercizio di pensiero” (Riccardo Massa)

ESERCIZI DI PENSIERO/2025-8

UN’AGENDA PER CAMBIARE LA SCUOLA: IL FARE SCUOLA

 

Nella “ballata popolare” della riforma, toccano alla politica l’orientamento, il sostegno e le risorse coerenti, ma la reale attuazione del cambiamento avverrà nei tempi, negli spazi e nelle azioni intenzionali di chi a scuola vive e opera.  

È necessaria dunque una significativa agenda per il cambiamento del fare scuola quotidiano.

Stiamo parlando del curricolo se per curricolo intendiamo l’intera esperienza vissuta dai bambini e dai ragazzi nel tempo della scuola; l’immagine più efficace è quella di Bruner:

«Il curricolo è una conversazione “animata” non solo perché se è serio è sempre vitale, ma anche perché viene usata l’animazione in senso lato: materiali di supporti, immagini, testi e anche “dimostrazioni”.

Il processo insomma comprende la conversazione, il mostrare, il cooperare, il raccontare, e infine la riflessione per proprio conto su tutto quanto».  (J. Bruner)

Non quindi l’insieme di tabelle di obiettivi da valutare e di metodologie da applicare bensì quel complesso processo culturale consapevole, condiviso, progettato, progressivo, sistematico, creativo (e tante altre cose) riconducibile all’intellettualizzazione dell’esperienza di Dewey.

Si pensa alla scuola come luogo e tempo di vita, tempo pieno di vita. Si affianca e intreccia al tempo di vita famigliare e al tempo di vita del “sé sociale”.

Famiglia come luogo e tempo del riconoscimento primario della singolarità come persona, della confidenza e dell’intimità accogliente e rispettosa, della tutela che a poco a poco diventa autonomia.

Tempo del sé sociale per corrispondere al bisogno dei bambini e dei ragazzi di avere un tempo e uno spazio che sia proprio loro, in cui poter esercitare l’autonomia che stanno costruendo. Gli adulti sono presenti in modo leggero, “solo” per garantire che risulti veramente il tempo dei bambini e dei ragazzi.

Alla scuola il compito di diventare il tempo di vita dell’umanizzazione culturale centrato sull’istruzione e proprio per questo contribuire in modo essenziale all’educazione.

La qualità del tempo della scuola si gioca su dimensioni distinte, ma non separate perché comprese nello stesso progetto culturale ed educativo.

Ne faccio cenno e mi impegno ad approfondirle.

La prima è la dimensione culturale del curricolo. Da anni la ricerca sull’uso formativo del sapere non è più centrale. La didattica si rivolge all’efficacia metodologica e meno alla valenza formativa intrinseca del sapere. La didattica va invece pensata come mezzo che facilita la costruzione dei vincoli conoscitivi propri delle discipline. Le competenze culturali, pedagogiche e didattiche devono incontrarsi nei percorsi di formazione iniziale e di ricercazione in servizio. Significa superare la forma “trasmissiva” del fare scuola senza rinunciare al rigore e alla profondità dei vincoli conoscitivi da costruire. È una dimensione che deve essere rilanciata nel progetto di cambiamento. Il Cidi rappresenta un riferimento importante perché non ha interrotto la valorizzazione della ricerca sulla forza educativa dell’istruzione.

Il secondo piano su cui si realizza la qualità dell’esperienza scolastica riguarda le relazioni umane che la reggono.

Tra gli allievi, tra allievi e insegnanti, tra insegnanti, con le famiglie e poi con i soggetti esterni, le relazioni si costruiscono sulla base dal ruolo che ciascun soggetto assume; per questo è essenziale costruire relazioni che, pur asimmetriche, riconoscano la parità delle persone. Non corrisponde all’atteggiamento “buonista” né è il frutto di tecniche; è il risultato dell’attivare in tutti il ruolo di protagonista consapevole e intenzionale della vita scolastica.

L’ambiente di apprendimento rappresenta la terza dimensione del fare scuola da porre nell’agenda del cambiamento. Una proposta efficace e operativa di come costruire l’ambiente di apprendimento è presente, con forza istituzionale e argomentativa, nelle Indicazioni Nazionali del 2012; basterebbe definire dei progetti coerenti per costruire il contesto idoneo a promuovere apprendimenti significativi per tutti gli allievi.

 

Dunque non fermarsi alle lamentele e all’innovazione superficiale.

Dunque costruire un’agenda della politica e un’agenda del fare scuola alternative a quelle in atto da anni.

Però i princìpi (e non si capisce perché non dovremmo farci guidare dai princìpi) sono vuoti se non trovano la forma storica per diventare pratica sociale condivisa.

Tenere insieme l’idea di scuola per la cittadinanza con il percorso della sua traduzione in fare scuola presuppone un patto tra i soggetti: è una sfida imponente che va posta all’ordine del giorno come priorità.(2 fine)

 

Domenico Chiesa 

(21 febbraio 2025)